La Cleveland Clinic ha sviluppato un modello organizzativo nel quale assistenza clinica, ricerca, formazione e collaborazione multidisciplinare sono strettamente integrate. La mia esperienza lavorativa di quasi 18 anni presso questo ospedale ha contribuito a definire il metodo professionale descritto.
Un elemento caratteristico del modello Cleveland Clinic non riguarda soltanto le tecnologie o i risultati clinici, ma anche l’organizzazione del lavoro.
La collaborazione tra professionisti è considerata una componente centrale del percorso assistenziale.
La condivisione delle conoscenze, la ricerca continua e l’integrazione organizzativa possono contribuire alla qualità delle cure e all’esperienza del paziente.
Il modello è stato analizzato e adottato, con modalità differenti, da diverse organizzazioni sanitarie internazionali.
La Cleveland Clinic nacque nel 1921 a Cleveland, Ohio, grazie a quattro medici reduci dalla Prima Guerra Mondiale:
Durante la guerra avevano osservato che la collaborazione tra specialisti di discipline diverse poteva favorire decisioni più coordinate rispetto al lavoro separato. Questa esperienza influenzò il loro modo di concepire l’organizzazione sanitaria.
In un’epoca in cui ogni medico gestiva autonomamente i propri pazienti, immaginarono una struttura nella quale competenze, responsabilità e decisioni fossero condivise da un gruppo multidisciplinare. Questo principio organizzativo continua a essere uno degli elementi distintivi della Cleveland Clinic.
Alla Cleveland Clinic la responsabilità assistenziale è condivisa dal team. Professionisti di discipline diverse possono discutere insieme i casi complessi e integrare i rispettivi punti di vista. L’obiettivo è individuare il percorso ritenuto più appropriato per il paziente, riducendo per quanto possibile la frammentazione delle cure.
Un aspetto del modello riguarda il rapporto tra l’organizzazione e i suoi medici. Secondo le informazioni istituzionali disponibili, la remunerazione è prevalentemente basata su uno stipendio e non sul numero di prestazioni eseguite; le condizioni contrattuali e i criteri di valutazione devono essere descritti facendo riferimento a fonti aggiornate.
L’obiettivo dichiarato di questo modello è limitare i potenziali conflitti di interesse e favorire decisioni orientate ai bisogni clinici del paziente e alle evidenze disponibili, anziché al volume di visite, esami o interventi.
La valutazione professionale può considerare più dimensioni dell’attività, tra cui qualità e sicurezza delle cure, collaborazione interdisciplinare, ricerca, didattica, innovazione ed esperienza del paziente.
Questa impostazione può favorire la condivisione delle competenze e l’invio del paziente al professionista ritenuto più appropriato, sostenendo una cultura organizzativa orientata alla collaborazione.
Per prenotare una visita o richiedere una seconda opinione è possibile utilizzare i contatti indicati. Per la documentazione clinica occorre richiedere le istruzioni per l’accesso al canale sicuro dedicato.
WhatsApp: esclusivamente per richieste organizzative; non inviare referti, immagini o dati sanitari.